Start up divisione MATT 4.0

Per Matter srl (Gruppo Lucefin) abbiamo progettato, realizzato e venduto un nuovo magazzino automatico per le tornerie e le industrie meccaniche Fabbrica 4.0

Un progetto che ha saputo anticipare il mercato facendosi trovare pronto nel momento di entrata in vigore degli incentivi governativi Fabbrica 4.0

MATT 4.0 depliant 2017

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Cultura di impresa WAMGROUP

In collaborazione con Weissman abbiamo creato l’infrastruttura organizzativa per un passaggio generazionale non traumatico che garantisse la continuità del vantaggio competitivo più prezioso, quello che nessuno potrà mai copiare: la CULTURA DI IMPRESA.

4 gruppi di lavoro per quattro progetti: Valori e regole, Corporate Identity, Academy e Olimpiadi delle conoscenze, Innovation AwardWAMGROUP passaggio generazionale

Progetto B.A.C.H. (2008-oggi)

bach libroIl progetto B.A.C.H. – business analysis of corporate harmony, nasce dall’esigenza di offrire alle imprese uno strumento capace di analizzare la cultura di impresa e l’armonia interna. Nel 2008 quando uscì il libro lo presentai annunciando la morte della SWOT analysis. Volevo superare la classica analisi giudicante (forze, debolezze, minacce, opportunità) per proporre un’analisi basata sull’ascolto non giudicante. Da non confondersi con le analisi di clima, la B.A.C.H. analysis si concentra sulle interviste, il confronto e l’allineamento dei componenti della prima linea. Per praticità e funzionalità il modello B.A.C.H. prende in prestito dalla musica occidentale i quattro livelli logici che le consentono di produrre moltissimi generi musicali e di interpretare così altrettante culture distintive, dal beat al rap, dal rock al jazz, dal tango alla samba. I livelli logici presi in prestito dalla musica sono: ritmo, melodia, armonia e timbro. Ognuna di questi consente di analizzare la consistenza di “valori e regole”, “passione”, “organizzazione” e “identità dell’impresa”. Sulla base dei quattro paradigmi del modello B.A.C.H. nel 2010, grazie anche alla collaborazione con GIDP, smart management condusse un’indagine sulla percezione che 100 dirigenti avevano della loro impresaBuzzavo ca foscari. Emerse una correlazione diretta tra armonia di impresa e risultati. L’impresa che ottenne il maggior punteggio B.A.C.H. risultò anche quella che alcuni anni dopo si qualificò al primo posto della classifica Best Place to Work: Elica spa. Forse non una semplice coincidenza. La B.A.C.H. analysis suscitò l’interesse di alcune Università, che richiesero seminari e testimonianze, portate successivamente presso molte imprese nazionali e multinazionali. Nella foto a fianco, Franco Marzo con Leonardo Buzzavo, professore della Ca’ Foscari di Venezia, che lo invitò a presentare il modello all’Accademia delle Emozioni (foto in alto), un evento che voleva sottolineare l’importanza delle dimensioni emozionali sui destini delle imprese.  La B.A.C.H. analysis propone un modello organizzativo fondato sulla “consistenza” della cultura interna. Il successo non dipende solo dai leader e nemmeno dalla squadra. Il successo nasce “dall’aria che si respira”, ovvero da quell’insieme di credenze, valori, convenzioni, fattori simbolo e passioni, che si vivono fuori e dentro l’azienda. L’azienda emette suoni o rumori? interpreta un suo genere o imita quello di altri? trasmette energia o la consuma? produce  fans o coltiva nostalgici?  Il modello B.A.C.H. cerca di capire tutto questo per creare orchestre di successo. L’eccellenza dei modelli mentali e delle pratiche ispirate alla musica occidentale, continuano a suscitare interesse e apprezzamento. Nel 2014 sono stato ospite di quattro meeting motivazionali Unicredit divisione CURE (circa 700 persone) con un intervento di  “edutainment” di oltre 90 minuti. L’argomento? La musica come modello di eccellenza: ritmo, melodia, armonia e timbro in azienda.

 

Progetto Svevia Leasing – Volvo 1987-1991

La mia storia in Svevia Leasing dura soltanto un anno (l’AD Thomas Malm, mi chiamerà nella direzione marketing di Volvo auto), ma vale la pena di essere trattata. Tutto nasce da un annuncio che avevo ritagliato e messo da parte.svevia leasing E’ il 30/11/1987, l’ultimo giorno utile per rispondere. Non so nulla di leasing e non possiedo nemmeno alcuni importanti requisiti richiesti. All’ultimo momento decido di inviare il mio CV via fax, dalle poste centrali di Bologna. Dopo alcuni colloqui e molti test, mi scelgono. La posizione prevede la dirigenza, e mi ritrovo sotto il sedere un Volvone SW interno pelle super accessoriato. Il leasing è un settore in crescita. Le case automobilistiche lo offrono per fidelizzare il cliente e sapere esattamente quando l’usato si renderà disponibile. La concorrenza delle banche è spietata e occorre differenziarsi. Noi che offriamo già la garanzia estesa a tutto il periodo del leasing, aggiungiamo il leasing a “costo Volvo 1990zero” e la formula con il maxi riscatto. I concessionari ci seguono, introduciamo sistemi di incentivazione, funziona! Il leasing Volvo conquista uno degli share più elevati tra quelli “captive” delle case automobilistiche. Continuerò ad occuparmi di leasing anche in Volvo, affiancandolo ad altri settori: direct marketing, sviluppo del CRM istituzionale (VIVA:  Volvo Italia Vendita Attiva), marketing dell’usato, Flotte e TDS. Nel 1989 mi assegnano un budget di 4 miliardi di lire da impiegare in iniziative promozionali sulla rete dei concessionari. Quando chiesi “ma come li devo spendere?” mi risposero “decida lei, l’abbiamo assunta apposta!”. Volvo sarà per me la più grande scuola di marketing e di management. Insieme a Polaroid, sarà anche un esempio di “cultura di impresa generativa” (concetto che capirò alcuni anni dopo), un mix di etica, meritocrazia e orgoglio aziendale.