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Benvenuto in questo sito di approfondimento! Potrai sapere qualcosa di più sul sottoscritto e su quello che ho fatto: progetti, referenze, case history, curiosità tra pubblico e privato.

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Buona lettura.

Franco Marzo

Consulente di direzione Executive Coach
Consulente di direzione Executive Coach
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Start up divisione MATT 4.0

Per Matter srl (Gruppo Lucefin) abbiamo progettato, realizzato e venduto un nuovo magazzino automatico per le tornerie e le industrie meccaniche Fabbrica 4.0

Un progetto che ha saputo anticipare il mercato facendosi trovare pronto nel momento di entrata in vigore degli incentivi governativi Fabbrica 4.0

MATT 4.0 depliant 2017

Cultura di impresa WAMGROUP

In collaborazione con Weissman abbiamo creato l’infrastruttura organizzativa per un passaggio generazionale non traumatico che garantisse la continuità del vantaggio competitivo più prezioso, quello che nessuno potrà mai copiare: la CULTURA DI IMPRESA.

4 gruppi di lavoro per quattro progetti: Valori e regole, Corporate Identity, Academy e Olimpiadi delle conoscenze, Innovation AwardWAMGROUP passaggio generazionale

Progetto Centro Studi Lang (2012-oggi)

centro studi langNel 2012 ho curato per la Fondazione Lang Italia lo start up del Centro Studi Lang di Filantropia Strategica (discorso 10 ottobre 2012). L’attività è tuttora in corso e gode di prestigio e autorevolezza. Il mio contributo ha permesso alla fondazione di individuare e concentrare le energie su un progetto concreto e sostenibile. La mia collaborazione è durata meno di un anno ma è stata molto apprezzata. Richiesta la sua testimonianza, dopo un anno, il Presidente della Fondazione mi scrive queste due righe che pubblico per la prima volta.

 

REFERENZE

Caro Franco,

è un po’ di tempo che volevo farti avere questo mio ringraziamento per quanto hai fatto per la Fondazione Lang Italia. …Senza di te la Fondazione non sarebbe diventata quello che è oggi: la spinta ideativa e propulsiva che hai saputo dare tu nella costituzione del Centro Studi Lang e nell’avvio del primo Master in Filantropia Strategica è stata fondamentale per imboccare la strada dell'”efficacia nella filantropia” e per posizionarci nel mercato del non-profit. Hai saputo motivare e unire le persone attorno a te – con varie competenze e diversi livelli di esperienza – per impostare da zero e realizzare in tempi brevi un progetto complesso, a cui non tutti all’inizio credevano. Hai tenuto le redini di quel gruppo con grande capacità manageriale; mi hai affiancato in scelte organizzative; aiutato a gestire e rafforzare la partnership con Mario Morino. Il contributo che hai dato alla traduzione del libro, la supervisione su Simone, il tuo intervento diretto per “aggiustare” e perfezionare molti passaggi, l’equilibrata e serena collaborazione con Sergi per arrivare alla versione definitiva concordata con Morino, sono stati di estrema importanza per il successo anche di quell’iniziativa. Te l’ho già detto all’inizio, ma vorrei ripeterlo: con te siamo passati dal “dire” al “fare”….

Tiziano Tazzi – Presidente – Fondazione Lang Italia

Progetto B.A.C.H. (2008-oggi)

bach libroIl progetto B.A.C.H. – business analysis of corporate harmony, nasce dall’esigenza di offrire alle imprese uno strumento capace di analizzare la cultura di impresa e l’armonia interna. Nel 2008 quando uscì il libro lo presentai annunciando la morte della SWOT analysis. Volevo superare la classica analisi giudicante (forze, debolezze, minacce, opportunità) per proporre un’analisi basata sull’ascolto non giudicante. Da non confondersi con le analisi di clima, la B.A.C.H. analysis si concentra sulle interviste, il confronto e l’allineamento dei componenti della prima linea. Per praticità e funzionalità il modello B.A.C.H. prende in prestito dalla musica occidentale i quattro livelli logici che le consentono di produrre moltissimi generi musicali e di interpretare così altrettante culture distintive, dal beat al rap, dal rock al jazz, dal tango alla samba. I livelli logici presi in prestito dalla musica sono: ritmo, melodia, armonia e timbro. Ognuna di questi consente di analizzare la consistenza di “valori e regole”, “passione”, “organizzazione” e “identità dell’impresa”. Sulla base dei quattro paradigmi del modello B.A.C.H. nel 2010, grazie anche alla collaborazione con GIDP, smart management condusse un’indagine sulla percezione che 100 dirigenti avevano della loro impresaBuzzavo ca foscari. Emerse una correlazione diretta tra armonia di impresa e risultati. L’impresa che ottenne il maggior punteggio B.A.C.H. risultò anche quella che alcuni anni dopo si qualificò al primo posto della classifica Best Place to Work: Elica spa. Forse non una semplice coincidenza. La B.A.C.H. analysis suscitò l’interesse di alcune Università, che richiesero seminari e testimonianze, portate successivamente presso molte imprese nazionali e multinazionali. Nella foto a fianco, Franco Marzo con Leonardo Buzzavo, professore della Ca’ Foscari di Venezia, che lo invitò a presentare il modello all’Accademia delle Emozioni (foto in alto), un evento che voleva sottolineare l’importanza delle dimensioni emozionali sui destini delle imprese.  La B.A.C.H. analysis propone un modello organizzativo fondato sulla “consistenza” della cultura interna. Il successo non dipende solo dai leader e nemmeno dalla squadra. Il successo nasce “dall’aria che si respira”, ovvero da quell’insieme di credenze, valori, convenzioni, fattori simbolo e passioni, che si vivono fuori e dentro l’azienda. L’azienda emette suoni o rumori? interpreta un suo genere o imita quello di altri? trasmette energia o la consuma? produce  fans o coltiva nostalgici?  Il modello B.A.C.H. cerca di capire tutto questo per creare orchestre di successo. L’eccellenza dei modelli mentali e delle pratiche ispirate alla musica occidentale, continuano a suscitare interesse e apprezzamento. Nel 2014 sono stato ospite di quattro meeting motivazionali Unicredit divisione CURE (circa 700 persone) con un intervento di  “edutainment” di oltre 90 minuti. L’argomento? La musica come modello di eccellenza: ritmo, melodia, armonia e timbro in azienda.

 

Progetto Music Manager (2002 ad libitum…)

Il progetto Music Manager nasce in origine come MusicJump, in collaborazione con Jump di cui ero partner, e Vicki Schaetzinger, pianista. Depositammo il marchio a tre nomi: io avevo avuto l’idea, la musicista aveva esperienza e scuola, Jump aveva clienti e reputazione da formatore. Avevo conosciuto Vicki a una festa di un’amica comune. Parlammo di lavoro e della possibilità di portare  la musica nelle aule di formazione del management.

foto loacker

Da ragazzo ero salito sul palco a cantare e sapevo che mettersi in gioco con la musica poteva essere un’esperienza molto formativa, soprattutto per alimentare coraggio e creatività. Insieme a Vicki, che aveva una scuola di musica, progettammo alcuni esercizi esperienziali. Il titolare della Jump ci seguì quelli di grockcon entusiasmo. Organizziamo così un numero zero con amici manager e clienti. Un successo! Parte l’avventura. Il CFMT, centro di formazione manageriale del terziario, ci vuole nei suoi programmi con il corso “Coraggio e innovazione”. Terremo i corsi presso la scuola di teatro “quelli di grock”. La voce si sparge e dobbiamo inventarci di tutto per far fronte alle richieste. Allarghiamo l’offerta a interventi di edutainment nel corso di meeting aziendali. Si tratta di due tre ore in cui la musica coinvolge attivamente i partecipanti, costringendoli poi a riflettere sulle dinamiche di gruppo: team building! Dai tamburi al canto gregoriano, dal musical fino alla direzione d’orchestra, ne abbiamo fatte di “tutti i colori”.

Il segreto dell’esperienza musicale è riuscire a far fare ai partecipanti cose che non avrebbero mai immaginato di poter fare

Le persone scoprono le loro potenzialità acquistando autostima e sicurezza. Le sessioni esperienziali si compongono di quattro elementi: preparazione e obiettivi, esercizi, debriefing, apprendimenti (cosa ci portiamo a casa). Anni dopo scoprirò che David Kolb aveva studiato questo tipo di apprendimento definendolo “learning by doing”. L’impatto dei corsi era talmente

Accenture direzione d'orchestra
Accenture direzione d’orchestra

forte che qualcuno anni dopo mi disse che “gli aveva cambiato la vita”: esagerato! Grazie alla musica lavoriamo con grandi aziende nazionali e multinazionali: Bosch, Axa, Sodexho, Intesasanpaolo, BNP, Accenture, Svarovski, Mercedes, Stannah, P&G, Edison, Unicredit e molte altre. Nel tempo il progetto coinvolgerà altri musicisti molto bravi: Giuseppe Cangialosi, Claudio Gabbiani, Diana Tedoldi, Massimo Dall’Omo

Progetto Patrimonio Verde (2005-2007)

Patrocinato dal GRUPPO SARA e SIPCAM è il primo programma assicurativo italiano sulla RESA DELLE COLTURE. Il progetto mirava all’utilizzo della rete di collaboratori e rivenditori SIPCAM (produzione di agrifarmaci) per l’offerta di servizi assicurativi. La forte spinta all’innovazione concentrò la ricerca sulla tutela delle produzioni agricole da eventi naturali catastrofici. La polizza nacque grazie alla competenza degli agronomi Sipcam che mi seppero indicare le colture più meritevoli di tutela, il loro valore e le rese medie. Il tutto fu tradotto in una polizza che sottoposi al vaglio di Giuseppe Bruno, uno dei più competenti dottori agronomi periti assicurativi. Apportate le modifiche necessarie, ebbi la fortuna di incontrare ISMEA che mi propose la riassicurazione al 100%, quindi la sperimentazione a rischio quasi zero. Nacque un programma assicurativo che per tre anni risultò al centro dell’attenzione di tutti gli operatori del settore e dei politici. Nel 2007 un cambio di strategia del Gruppo Sara (focus sul settore auto) determinò l’abbandono del progetto.

Patrimonio verde programmaREFERENZE

Poco tempo fa Luca Giletta, broker specialista di polizze per l’agricoltura e partner del progetto Patrimonio Verde, passando da Milano mi rinverdisce il ricordo di quella impresa. Gli chiedo due righe da mettere sul sito. Ecco cosa mi scrive

Da: Luca Giletta – GI&BI Srl [mailto:luca.giletta@gibibroker.com]
Inviato: venerdì 8 maggio 2015 17:51
A: Franco Marzo; Ezio Boretto – GI&BI Srl
Oggetto: due righe di apprezzamento per il tuo sito

Ciao Franco!

Anche se mi vergogno un po’ per non averti inviato “2 righe” , ma ti garantisco che non si tratta di pigrizia, ma sono i ritmi frenetici a cui siamo sottoposti quotidianamente in questo periodo. Guarda se ti piacciono

Abbiamo avuto il piacere di conoscere Franco Marzo nel 2005 quando, nell’ambito del programma Patrimonio Verde spa, scrisse di pugno e commercializzò una delle prime Polizze sulla Resa delle Colture. Fu la prima polizza su scala nazionale a garantire agli agricoltori un risultato minimo garantito in caso di gravi calamità naturali su colture di particolare pregio (kiwi, pesche, mele, pere, pomodoro, etc.). Quella polizza stimolò fortemente il mercato favorendo lo sviluppo di molte nuove polizze Pluririschio e Multurischio tutt’ora sul mercato al punto che oggi l’Italia è presa come esempio dal resto dell’Europa (caso più unico che raro…..) con la PAC 2015-2020.

Franco Marzo, pur completamente estraneo alla cultura agricola, ebbe la capacità di ascoltare e fare sintesi di molti esperti del settore. La sua polizza rappresenta ancora oggi una tappa importante dell’evoluzione del mercato assicurativo agricolo e del nostro percorso professionale di Broker specialisti.

Bye

Luca Giletta

GI&BI Brokers

Gruppo Fondiaria 1991-2001

La mia esperienza nella bancassicurazione merita un riquadro come “progetto”. Lo potrei definire quasi uno start up. Incontro casualmente G. Venturato, mio direttore commerciale in Polaroid, futuro mentore e amico. Mi parla di una rivoluzione in atto: la banca assicurazione. C’è molta paura tra gli addetti ai lavori, occorre “coraggio e innovazione”, secondo lui, consulente del Gruppo Fondiaria, io sarei la persona ideale. Accetto la sfida e mi trasferisco a Firenze. Sono il più giovane dirigente del Gruppo guidato allora da Raul Gardini, Camillo De Benedetti e Alfonso Scarpa. Il successo della polizza vita è clamoroso. Il Mondo esce con un articolo (non voluto da me) che fa infuriare il Credito Romagnolo, fino ad allora, il primo della classe. Il segreto?

Bancassicurazione fondiaria

La polizza era fantastica. Forse noi aggiungemmo tecnologia (Fonditel), trasparenza, motivazione e ambizione. La Cassa di Risparmio di Firenze veniva da un test con Cardif che aveva fruttato 600 polizze e pensava di venderne 3.500. Io ne chiesi 10.000. Dall’esterno percepivo potenzialità enormi che loro non riuscivano a vedere. Avevo ragione io, furono una macchina da guerra: a 10.000 si fermarono in attesa dell’obiettivo dell’anno successivo. Si fecero altri accordi con le Casse toscane di Pistoia, Lucca e Livorno e con la Cassa di Ravenna. Nel frattempo il successo determinò il rilancio di Cardif e noi perdemmo il partner più importante. Dopo soli tre anni abbandonai la banca univ. firenze 2assicurazione che continuò a Milano con Il San Paolo di Torino. Legato alle sorti fiorentine, rimasi tagliato fuori, e mi consolai con altre attività innovative: convenzioni aziendali, fondi pensione aperti, carte di credito, rateazione mensile della polizza auto (quella pubblicizzata oggi dalla “brunetta dei ricchi e poveri”). Io e Giovanni Sioli (Finitalia), inventore del modello, fummo tra i pochi a crederci. Sembravamo dei pazzi, ma oggi, dopo 20 anni, Unipol ci investe in pubblicità (e Sioli è ancora lì che se la ride soddisfatto). Tornai alla Banca Assicurazione nel 1999 assumendo la direzione di Systema Compagnia a Milano. Questa volta trattiamo il “ramo danni”, auto e polizze per la famiglia. Ritrovo il San Paolo di Torino e ampliamo l’attività con altre banche regionali e locali (BRE, Cassa di Rimini, Gruppo Sella, B.Pop. Pugliese, e altre minori). Nel 2000 l’Università di Firenze mi invita a tenere una lezione di Banca Assicurazione alla Facoltà di Economia. Una soddisfazione! Per gli amanti del mondo delle polizze posso ricordare tra le mie esperienze di quel periodo, l’emissione della prima polizza tramite intranet (su carta bianca) e la partecipazione allo start up della compagnia telefonica Dialogo.

Progetto Svevia Leasing – Volvo 1987-1991

La mia storia in Svevia Leasing dura soltanto un anno (l’AD Thomas Malm, mi chiamerà nella direzione marketing di Volvo auto), ma vale la pena di essere trattata. Tutto nasce da un annuncio che avevo ritagliato e messo da parte.svevia leasing E’ il 30/11/1987, l’ultimo giorno utile per rispondere. Non so nulla di leasing e non possiedo nemmeno alcuni importanti requisiti richiesti. All’ultimo momento decido di inviare il mio CV via fax, dalle poste centrali di Bologna. Dopo alcuni colloqui e molti test, mi scelgono. La posizione prevede la dirigenza, e mi ritrovo sotto il sedere un Volvone SW interno pelle super accessoriato. Il leasing è un settore in crescita. Le case automobilistiche lo offrono per fidelizzare il cliente e sapere esattamente quando l’usato si renderà disponibile. La concorrenza delle banche è spietata e occorre differenziarsi. Noi che offriamo già la garanzia estesa a tutto il periodo del leasing, aggiungiamo il leasing a “costo Volvo 1990zero” e la formula con il maxi riscatto. I concessionari ci seguono, introduciamo sistemi di incentivazione, funziona! Il leasing Volvo conquista uno degli share più elevati tra quelli “captive” delle case automobilistiche. Continuerò ad occuparmi di leasing anche in Volvo, affiancandolo ad altri settori: direct marketing, sviluppo del CRM istituzionale (VIVA:  Volvo Italia Vendita Attiva), marketing dell’usato, Flotte e TDS. Nel 1989 mi assegnano un budget di 4 miliardi di lire da impiegare in iniziative promozionali sulla rete dei concessionari. Quando chiesi “ma come li devo spendere?” mi risposero “decida lei, l’abbiamo assunta apposta!”. Volvo sarà per me la più grande scuola di marketing e di management. Insieme a Polaroid, sarà anche un esempio di “cultura di impresa generativa” (concetto che capirò alcuni anni dopo), un mix di etica, meritocrazia e orgoglio aziendale.

Progetto Polaroid 1982-1986

Definisco questa esperienza “progetto” perché così è stata vissuta sia da me che da colleghi e osservatori. Il Sig.Trento, titolare della Mandarina Duck, dopo aver ascoltato questa storia, mi offrì di lanciare “Krill”, un nuovo marchio di borse. Preferii accettare l’offerta di Volvo e di “Krill” non seppi più nulla. Questa in breve la “case history”.

Vengo assunto come venditore di occhiali per la regione Emilia Romagna. Polaroid ha due campionari: il “sole” e il “vista”, in collaborazione con Valdottica azienda di Valdobbiadene. Il sole si vende bene, il vista si fatica molto. Polaroid viene vissuto dal mercato degli ottici come un marchio “traditore”.  Marchio di culto degli anni ’60, Polaroid sceglie la “quantità”, finendo sulle “bancarelle” degli autogrill a prezzi bassissimi. Gli ottici italiani insorgono e giurano di non trattare il marchio mai più (qualcuno lo scrisse anche sul testamento). Dopo alcuni anni Polaroid riconosce l’errore, rinuncia alle “bancarelle” e torna a un’intermediazione professionale affidata agli ottici. Quando the original polaroid 2 arrivo io la ferita è ancora aperta. In tv imperversano rievocazioni dei mitici anni sessanta. Un giorno in un negozio di provincia mi imbatto casualmente in uno di quei mitici occhiali Polaroid anni ’60, originale! Rimango folgorato e chiedo alla direzione di rimetterlo in campionario. Dopo molte insistenze mi accontentano: “ne venderemo 500 pezzi, ma così la finisce di rompere le scatole!” mi dice la responsabile del marketing. Nonostante il prototipo sia orrendo, l’occhiale finisce sul naso di Paul Weller degli Style Council e compare in tv in un video clip musicale. Ottengo di promuovere l’occhiale su Vogue: nasce The Original, un successo! Incoraggiato dai venditori, insieme al collega Furio Giocoli proponiamo alla direzione una nuova strategia. Il Direttore Generale ci convoca a Varese. Ci sottopone ad un interrogatorio incomprensibile, fa il bastian contrario su tutto, ad ogni nostra idea risponde “no!”, “perché?”, “sì però”, “quanto costa?”, “chi lo fa?”. Ma abbiamo le idee chiare e ribattiamo colpo su colpo. Alle 10 di sera ci manda via quasi infastidito. Torniamo a casa sconcertati. Trascorsa una settimana mi arriva per posta una pergamena. C’è scritto quanto segue: Viene riconosciuta menzione speciale  a Franco Marzo per aver mantenuto sangue freddo, savoir faire e grande entusiasmo, resistendo al “Torture Test” organizzato in Arcisate dal mgmt della Polaroid Italia. A lui vengono conferiti, diritti, privilegi, onori e responsabilità, che mai prima di oggi erano stati concessi.”  Le firme sono degli A.D., DG, e Direttrice divisione occhiali.  A raccontarla oggi sembra uno storia incredibile (e lo era anche allora). torture testMi promuovono quadro, smetto di vendere, assumo la responsabilità del centro nord Italia e vado in fabbrica a progettare occhiali. Attivo una rete di segnalatori di modelli di tendenza. Uno di questi finirà sul naso di Vasco Rossi. L’anno successivo venderemo

con vasco rossi
con vasco rossi

più di 450.000 paia di occhiali, il record dopo il ritorno di Polaroid dagli ottici. Dell’Original, prima del suo lento ma mai definitivo tramonto, ne furono venduti 150.000 pezzi.